
Thomaston, CT, USA. Foto di Bill Burke su Unsplash
I Cherokee e le leggi scritte
All’inizio del XIX secolo il consiglio nazionale abbandonò la controversa pratica della vendetta, che fu sostituita da leggi scritte, da un sistema giudiziario e perfino da una temuta forza di polizia a cavallo, la Cherokee Lighthorse Guard. Nel 1820 la nazione eliminò la rappresentanza dei consigli di villaggio per creare otto distretti elettorali, che inviavano i rispettivi delegati a un’assemblea legislativa bicamerale. Il governo quindi istituì una magistratura indipendente, con un sistema supervisionato da giudici eletti con il sostegno di sceriffi e agenti di polizia. Le parti non soddisfatte potevano ricorrere alla Corte Suprema Cherokee, che iniziò la sua attività nel 1825, nella capitale di nuova fondazione, New Echota.
Il governo Cherokee, guidato dal cosiddetto “capo principale”, oltre ad estendere la sua autorità al campo della giustizia penale, approvava delle leggi per disciplinare l’alcol e il gioco d’azzardo; emetteva obbligazioni, riscuoteva le imposte e controllava i tassi di interesse; regolava i trasporti; concedeva licenze di attività economica e regolamentava i diritti e le responsabilità dei proprietari di schiavi.
Il governo statunitense sperava che la politica di civilizzazione avrebbe indotto i nativi anglicizzati ad abbandonare i costumi tradizionali, rinunciando ai legami tribali e lasciandosi assimilare, socialmente e politicamente, dalla società statunitense. Invece la leadership Cherokee seppe sfruttare i concetti europei di governo rappresentativo e sovranità nazionale per mantenere la propria autonomia e tutelare l’integrità territoriale. Questo fece infuriare i leader espansionisti degli stati del sud, i cui elettori erano riluttanti a convivere con i Cherokee e aspiravano a mettere le mani sulla loro terra.

Andrew Jackson. Foto di Library of Congress su Unsplash
I Sentieri delle Lacrime
Durante l’autunno e l’inverno del 1839 i cherokee si trasferirono a ovest, lungo vari Sentieri delle Lacrime.
Le proclamazioni di sovranità nazionale dei Cherokee inasprirono in Georgia l’ostilità dei sostenitori del trasferimento forzato. Alla fine degli anni venti lo Stato tentò di ampliare la propria giurisdizione sul popolo Cherokee, abolendone leggi e istituzioni. In risposta, il 26 luglio 1827 la nazione Cherokee adottò una costituzione repubblicana, la cui ratifica inviò un forte messaggio alla Georgia, al resto degli Stati Uniti e al mondo intero. La Georgia aumentò la pressione sul governo affinché i Cherokee fossero deportati. Quando Andrew Jackson fu eletto presidente, nel 1828, lo Stato guadagnò un prezioso e popolare alleato. Nel 1830 il congresso, su richiesta di Jackson, approvò un disegno di legge che autorizzava il presidente a negoziare i trattati di rimozione con le nazioni indiane.
Nel 1835 una piccola fazione dissidente Cherokee firmò un trattato di rimozione che prevedeva che l’intera popolazione si trasferisse a ovest entro due anni. Tra l’autunno del 1838 e l’inverno del 1839 i cherokee furono deportati lungo alcuni “Sentieri delle Lacrime” verso quello che oggi è l’Oklahoma nordorientale. Probabilmente oltre un quarto della popolazione morì durante il lungo cammino. Tuttavia, una volta a ovest, i Cherokee ripristinarono le proprie istituzioni nazionali e rilanciarono l’economia. Avevano davanti a sé ancora molte battaglie; ciononostante, erano riusciti a superare una sfida cruciale per la loro civiltà grazie alla loro capacità di adattamento non comune, alla loro determinazione e al loro coraggio senza pari.

Toccoa Falls, GA, USA. Foto di James Morden su Unsplash
Fonte: STORICANG.IT
