
Il generale Winfield Scott. I suoi soprannomi erano “Old Fuss and Feathers” (Vecchio Pignolo e Piume) a causa della sua insistenza sul corretto protocollo militare e “Grand Old Man of the Army” (Grande Vecchio dell’Esercito) per i numerosi anni di servizio nell’esercito.
By Charles D. Fredricks & Company – Heritage Auctions, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=71515083
I CHEROKEE E LA “RIMOZIONE FORZATA”
Molti bianchi si sentivano offesi dalla dubbia legalità del trattato e chiedevano al governo Usa di non insistere nel costringere i Cherokee al trasferimento. Sappiamo che il 23 aprile 1838 Ralph Waldo Emerson scrisse una lettera al successore del presidente Jackson, di nome Martin Van Buren, pregandolo di non infliggere un oltraggio del genere alla nazione Cherokee.
All’avvicinarsi al 23 maggio 1838, ultimo giorno per il trasferimento volontario, Van Buren assegnò al generale Winfield Scott il compito di cominciare il trasferimento con la forza. Egli giunse a New Echota il 17 maggio, al comando di reparti dell’esercito americano e della milizia statale per un totale di 7.000 soldati.
Il 26 maggio circondarono le tribù Cherokee della Georgia.
10 giorni dopo le operazioni cominciarono in Tennessee, North Carolina e Alabama. Intere famiglie vennero cacciate con la violenza nel giro di tre settimane, ridotte in povertà e radunate all’interno di veri e propri campi di concentramento.
Un soldato semplice, John G. Burnett, scrisse in seguito: “Le future generazioni leggeranno e condanneranno l’atto e io spero che i posteri ricorderanno che i soldati come me, ma anche i quattro Cherokee che furono obbligati dal generale Scott ad uccidere un capo indiano e il suo bambino, dovevano semplicemente eseguire gli ordini dei superiori. Non avevamo alcuna scelta, purtroppo.”
I Cherokee furono obbligati a marciare verso l’attuale Chattanooga (Tennessee), e Gunter’s Landing (Guntersville, Alabama), sul fiume Tennessee, e a imbarcarsi sui battelli a vapore “Smelter” e “Little Rock”.
L’esercito che diresse la rimozione si caratterizzò per molti morti: questa parte della Rimozione Forzata dei Cherokee si rivelò un vero fallimento e il generale Scott ordinò la sospensione di ulteriori tentativi di spostamento.

Chattanooga, TN, USA. Foto di David Sager su Unsplash
Decessi e diserzioni
I decessi e le diserzioni nei distaccamenti dell’esercito sui battelli avevano obbligato il generale Scott a sospendere le operazioni di Rimozione Forzata. I Cherokee rimasti vennero internati dentro 11 campi di prigionia. Essi erano ubicati vicino a Ross’s Landing (ora Chattanooga), Red Clay, Bedwell Sprins, Chatata, Mouse Creek, Rattlesnake Springs, Chestooe e Calhoun (sede della prima Agenzia Cherokee), tutte località del Tennessee, e a Fort Payne in Alabama.
I Cherokee rimasero nei campi per tutta l’estate del 1838 ma furono colpiti dalla dissenteria e da altre malattie, che provocarono ben 353 decessi.
Un gruppo di Cherokee richiese al generale Scott un rinvio del trasferimento, almeno finché la temperatura più fredda rendesse il viaggio meno pericoloso. Intanto il capo Ross, avendo accettato la sconfitta, riuscì ad ottenere che la gestione di coloro che dovevano essere rimossi passasse sotto la supervisione del Consiglio Cherokee. Sebbene ci fossero alcune obiezioni all’interno del governo U.S.A. a causa dei costi addizionali, il generale Scott autorizzò un accordo per il trasferimento di 11.000 Cherokee.

Guntersville, Alabama, United States. Foto di Nathan Anderson su Unsplash
Fonte: farwest.it
